Animali selvatici tra noi: come aiutarli

Piccioni, merli, lepri, ricci e perfino volpi o caprioli: non è raro incontrarli anche nei pressi delle abitazioni. L'esperienza è affascinante ma è bene sapere come comportarsi e cosa non fare in particolare se ci si imbatte in esemplari feriti o in pericolo.

Roberta Marino
A cura di Roberta Marino
Pubblicato il 20/01/2015 Aggiornato il 20/01/2015
Animali selvatici tra noi: come aiutarli

Il fenomeno dell‘urbanizzazione della fauna selvatica è sempre più diffuso e accertato per un numero di specie crescente. Non si tratta sempre di animali feriti o in pericolo: molti ambienti, anche fortemente antropizzati, sono diventati i luoghi ideali dove molte specie possono vivere e allevare i loro piccoli. È il caso di molti uccelli che abitano e nidificano nei pressi delle città; o degli aironi che sempre più di frequente si possono avvistare nelle zone ai limiti della campagna. Oltre a questi ci sono gli animali diventati, loro malgrado, forzatamente domestici e che vengono abbandonati in luoghi inadatti: conigli, tartarughe, pesci… Ogni singola specie ha esigenze differenti e particolari. Per poter prestare loro soccorso e accudirli nel migliore dei modi è fondamentale conoscere molto bene i diversi bisogni e necessità. Innanzitutto è importante sapere se è il caso di raccogliere l’animale o è meglio fare una segnalazione: chi ha effettuato il ritrovamento è obbligato a segnalarlo entro 24 ore all’autorità competente per territorio. In questo modo l’animale ritrovato può essere raccolto dal personale provinciale preposto e consegnato a un Centro di Recupero per Animali Selvatici. I CRAS sono strutture che hanno la funzione di detenere, curare e riabilitare soggetti della fauna selvatica, allo scopo di liberarli se le condizioni lo consentono o, viceversa, detenerli in via permanente se dovessero risultare irrecuperabili. Come comportarsi quindi? Ecco cosa fare.

Falsi orfani

Uno degli errori più comuni è quello di raccogliere cuccioli di lepre o di capriolo perché considerati abbandonati dalla madre, orfani o smarriti. In realtà è un comportamento del tutto normale per molte specie di mammiferi: le madri si allontanano dalla prole per buona parte del giorno e della notte ed il cucciolo resta immobile per mimetizzarsi nell’erba o nel fogliame. Quindi bisogna evitare anche di toccarlo: l’odore umano, infatti, può essere causa di stress per i genitori al momento del loro ritorno e può spingerli ad abbandonare veramente la prole. Il riccio, ad esempio, viene lasciato solo nella tana. Anche alcuni pulli (piccoli) di uccelli detti precoci o nidifughi possono trarre in inganno: lasciano il nido dopo poche ore dalla schiusa delle uova ma sono in grado di vedere e si nutrono da soli. Il gufo comune ad esempio abbandona precocemente il nido, ma rimane ad attendere il cibo portato dai genitori su alberi o cespugli nelle vicinanze. Altri casi di animali che potrebbero essere inopportunamente raccolti, sono: oche, anatre, fagiani e gabbiani.

Che cosa fare?

Sarà il caso di intervenire quindi se si tratta di nidiacei feriti o in reale stato di pericolo: ad esempio minacciati da gatti o altri predatori, finiti in mezzo alla strada, ecc. Bisogna evitare l’intervento in caso di nidiacei sani, anche se ancora incapaci di volare e non in pericolo. Se si sospetta che il piccolo sia abbandonato, osservarlo a distanza per almeno due ore prima di raccoglierlo e vedere se nel frattempo si è avvicinato un adulto. Un discorso a parte riguarda invece i rondoni: molto frequenti nei centri urbani sono tra le poche specie assieme a Rondini e Balestrucci ad abbandonare il nido solo quando sono completamente autosufficienti.

Non si toccano

Nidi e uova
È sempre un errore raccogliere nidi e uova di uccelli. Alcune specie infatti depongono le uova a terra, senza costruire un nido: diversamente da quello che si potrebbe pensare non si tratta di uova abbandonate. Inoltre raccogliere uova e nidi è proibito dalla legge. Solo gli esperti sono in grado di gestire un’incubazione artificiale e l’allevamento a mano dei pulcini dopo la schiusa.

Quando è “finta morte”
Attenzione a non farsi trarre in inganno da alcune specie di animali che in situazioni stressanti fingono la morte (tanatosi): ad esempio uccelli che cadono supini e rigidi o rettili che si contorcono come in agonia.

Se sono malati
È importante sapere se la patologia di cui è affetto l’animale trovato pregiudica la sopravvivenza o meno e quindi se intervenire. È il caso di molti piccoli ai quali mancano una o più dita delle zampe in seguito a vecchi traumi o malattie infettive (vaiolo aviare). Questi animali (ad eccezione dei rapaci) possono vivere tranquillamente senza un occhio o senza una zampa e non è quindi il caso di prelevarli.

Il soccorso: come comportarsi

Se l’animale ha davvero bisogno di soccorso è importante mettere in conto una serie di difficoltà da superare e di attenzioni da prestare. Innanzitutto non bisogna mai mettere in pericolo se stessi. Non tentate la cattura di un animale potenzialmente pericoloso, da soli, senza guanti e contenitori o se non ci si sente sicuri. Quindi valutare se cercare di prendere l’animale con:

  • coperta/asciugamano/giacca: animali di piccole e medie dimensioni possono essere coperti con un panno robusto per immobilizzarli. Nel caso dei rapaci avvolgere bene le zampe;
  • rete/retino: tenendo la rete a circa mezzo metro da terra, avvicinandosi lentamente senza fissare negli occhi l’animale. Quindi abbassare la rete sull’animale tenendola ben premuta a terra;
  • mani: per animali di piccole dimensioni (passeriformi, testuggini, ricci, pipistrelli), munendosi di guanti (ad esempio per i pipistrelli che possono mordere o per i ricci ma non per eventuali punture, solo per il rischio di trasmissione di infezioni da fungo); guanti spessi e robusti vanno sempre indossati per maneggiare uccelli rapaci;
  • trappole a scatola: utilizzate per uccellini in difficoltà che stazionano nel giardino. La scatola vuota va appoggiata rovesciata su una base di cartone, sollevandone un’estremità con uno stecco in verticale cui viene legata una cordicella. Sotto la copertura si posa l’esca (semi o altro mangime per uccellini): quando l’uccellino si sarà infilato sotto la scatola per becchettare il mangime, si tirerà la cordicella per catturarlo.
Solo il personale attrezzato

Animali che possono causare gravi ferite con i loro morsi come i mustelidi (tasso, faina, martora) e i carnivori (come la volpe) vanno maneggiati solo da personale esperto e attrezzato (in genere con un bastone da accalappiacani o simili).

Che cosa fare dopo

Una volta soccorso l’animale, la cosa migliore da fare è portarlo direttamente in un CRAS. Se è a rischio di sopravvivenza (non respira, sanguina, ecc…) e il CRAS è troppo lontano, bisogna rivolgersi al più vicino veterinario. Nel caso in cui non sia possibile contattare immediatamente un CRAS, bisogna fornirgli una sistemazione sicura, abbastanza spaziosa ma dalla quale non possa fuggire, calda, facile da pulire e alla luce naturale del giorno (con buio di sera). In seguito è necessario contattare il CRAS per farsi indicare non solo il cibo ma anche il modo per somministrarlo

Che cosa dice la legge

Prelevare senza autorizzazione e senza una ragione valida un esemplare di fauna selvatica non solo può essere pericoloso ma anche contro la legge. In base alla legge n. 157 dell’11 febbraio 1992, “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma e per il prelievo venatorio” sono vietati in tutto il territorio nazionale la cattura e la detenzione di animali selvatici, il prelievo di nidi e di uova, e l’asportazione di piccoli nati. Unica eccezione: è possibile intervenire in caso di pericolo o morte certa. Tuttavia anche in questa circostanza è obbligatorio informare l’amministrazione provinciale competente per territorio entro le 24 ore successive. La detenzione temporanea di fauna viva è concessa esclusivamente a quelle strutture, autorizzate dalle Regioni, dove si eseguano la cura e la riabilitazione della fauna allo scopo di liberarli, quando possibile: i Centri di Recupero per gli Animali Selvatici (CRAS). Ogni anno nei CRAS sono ricoverati mediamente oltre 500 animali, appartenenti a più di 50 specie differenti. Inoltre in centri molto grandi possono essere accolti oltre 2000 animali all’anno, appartenenti a più di 100 specie diverse.

Info
  • Per tutte le altre informazioni e conoscere l’indirizzo del CRAS, Centro di Recupero Animali Selvatici più vicino: www.recuperoselvatici.it/elenco.htm oppure si può contattare la LIPU (Lega italiana Protezione Uccelli) che sul sito fornisce gli indirizzi dei Centri di Recupero di Fauna selvatica www.lipu.it/oasi/default.htm
  • Per piccioni e altri uccelli comuni rivolgersi a: Ente nazionale protezione animali www.enpa.it –  Lega Abolizione Caccia www.abolizionecaccia.it

 

 

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