Agrifoglio, pianta con le bacche rosse d’inverno

L'agrifoglio non può mancare fra le piante legate all’iconografia del Natale e dell’inverno a fianco del pino e del vischio. Sono le bacche rosse a diventare un aspetto qualificante in questo periodo dell’anno, ma in tutte le stagioni ci regala la sua pungente bellezza.

Alessandro Mesini
A cura di Alessandro Mesini
Pubblicato il 28/12/2017 Aggiornato il 18/07/2018
agrifoglio

Per il legame con l’iconografia del Natale, grazie alle bacche rosse d’inverno, l’agrifoglio, genere Ilex, è ritenuto una pianta tipica della fascia alpina e montana, ma la realtà è ben diversa. Nel nostro paese ha diffusione sporadica, si trova in piccoli gruppi o in popolazioni rade con piante anche fra loro molto distanziate in tutto il territorio, isole comprese, spingendosi dal piano fino a 1.400 metri d’altezza.

Questa diffusione a macchia di leopardo è da imputarsi al fatto che il seme riesce a svilupparsi solo in terreni del tutto privi di calcare, ma al contempo ricchi di sali, di natura argillosa seppur ben drenati e quindi con una forte componente sabbiosa. Condizioni non certo comuni. In natura lo troviamo sulle pendici e nella prima fascia di vegetazione, nelle radure a pozzo, o nei terreni di nuova colonizzazione arborea. Il colore delle foglie degli agrifogli spontanei, per questa ragione, è più intenso di quello delle piante coltivate perché non soffrono di fenomeni di clorosi dovuti all’uso prolungato di acqua dura.

Si trova in boschi a clima atlantico con buona umidità, precipitazioni diffuse, senza escursioni termiche eccessive, e media luminosità. Sopporta temperature fino a 15°C sotto lo zero, ma teme i lunghi periodi di gelo.

Ilex aquifolium, quello italiano

L’Ilex aquifolium è l’unica specie di agrifoglio endemica in Italia, longevo (anche 200 anni), cresce mediamente 15 centimetri per anno. L’agrifoglio è, nella nostra esperienza più diffusa, un arbusto ornamentale da giardino di dimensioni assai contenute, spesso cimato e potato per mantenere una forma precisa e inalterata nel tempo. Qualche volta cresce tanto da spingersi a un’altezza di cinque metri; curato e favorito da condizioni ottimali raggiunge i dieci metri. Più rari, ma non impossibili, i soggetti monumentali capaci di raggiungere i venti-venticinque metri.

Le foglie dei rami bassi e dei giovani soggetti sono spinose e a margine dentato, accorgimento che molte specie vegetali adottano per difendersi dalla brucatura dei cervidi e del bestiame pascolato. Ovoidali, alterne, lucide e coriacee, con corto picciolo e ondulate, riflettono piacevolmente la luce. La lunghezza delle foglie varia da 3 a 7 cm, e nella pagina inferiore sono opache e più chiare.

Le piante sono a sessi separati con fiori bianchi brevemente peduncolati, in entrambe i casi poco appariscenti, su entrambe portati all’ascella della foglia. La fioritura avviene fra maggio e giugno quando spesso sono ancora presenti sui rami frutti del ciclo precedente. Sono profumati e compaiono sui rami dell’anno. Per questo è necessario, per avere bacche colorate, disporre di entrambe i sessi, sia piante femmina sia almeno un soggetto maschio. L’impollinazione è entomofila.

La pianta produce le bacche rosse d’inverno. I frutti (drupe), sferici od ovali, contengono quattro semi protetti da un buono strato di polpa, a maturazione sono di colore rosso, più vivace nelle linee coltivate rispetto agli esemplari spontanei.

Scegliere una pianta

Al momento di acquistare un agrifoglio è facile farsi tentare dalle dimensioni, dalla forma e specialmente in questo periodo dalle bacche rosse d’inverno. Il segreto per scegliere la pianta migliore è concentrare la nostra attenzione sulle foglie. Le foglie devono essere grandi, numerose, fitte, e lucide. La vegetazione deve essere compatta, quasi impenetrabile, elastica e resistente tanto da fare resistenza se si applica forza con la mano aperta. Queste sono tutte caratteristiche proprie di piante in salute e ben nutrite che avranno buone probabilità di attecchire con successo.

Saggiate il terreno e, a parità di altri requisiti, acquistate quelle che si presentano umide. La presenza di muschio e vegetazione erbacea nata in modo occasionale nel vaso sono segni positivi che testimoniano annaffiature frequenti e corrette delle piante in fase di allevamento.

Cure in giardino

L’agrifoglio non ha grandi esigenze: una volta cresciuto ha una buona adattabilità riguardo al terreno, l’unico da evitare è quello calcareo, il più indicato quello sciolto, ben drenato e ricco di humus.

Resistente alla siccità gradisce bagnature regolari e abbondanti, distanziate fra loro così che il terreno asciughi. Utilizzate acqua non dura, e se proprio non potete acidulatela. Soprattutto le piante in vaso sono soggette a clorosi. Al momento del rinvaso ricordate sempre di aggiungere torba e sabbia al terriccio.

L’esposizione migliore è in pieno sole o, al massimo, in mezza ombra.

Una volta scelta la posizione nel giardino evitiamo il trapianto perché non sempre il successo è assicurato.

Si può riprodurre per seme, ma i tempi sono piuttosto lunghi, e non tutti i semi che germogliano lo fanno nel primo anno. Oppure per talea semilegnosa.

Messa a dimora

Scavate una buca larga e profonda il doppio del vaso. Scartate metà del terreno di scavo, tenendo la parte più fine e superficiale. Aggiungete torba per acidificare il substrato, sabbia per garantire un buono sgrondo e terricciato per apportare sostanza organica e nutrienti, mescolando il tutto. Ponete la miscela sul fondo compattandola con le mani così che la zolla non si abbassi. Collocate la zolla in modo che il colletto sia a livello del terreno, riempite il resto della buca.

La tradizione prescrive di mettere a dimora gli agrifogli in modo simile agli agrumi, scavando cioè una piccola conca, dolina, dove immettere l’acqua di bagnatura. A dieci centimetri di distanza dal tronco, scavate un anello largo come la buca, profondo da 5 a 10 cm in relazione alle dimensioni della pianta. Riempitelo di aghi di pino, corteccia e pigne in modo che mantengano a lungo l’umidità dopo le bagnature.

Può essere acquistato dall’inizio dell’autunno fino a primavera inoltrata, rimandando il trapianto se il terreno è gelato. Al momento della messa a dimora non è rara un’ingente perdita di foglie, per ridurne il rischio mantenere una buona umidità del terreno fino alla comparsa della nuova vegetazione.

Nelle regioni fredde piantate i nuovi agrifogli a primavera prima della ripresa vegetativa, nelle zone miti preferite una messa dimora autunnale.

 

 

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