Il bagno a norma: che cosa sapere per progettarlo secondo la normativa e ristrutturarlo senza preoccupazioni

Un bagno a norma e perfettamente in regola con le disposizioni previste non solo è un obbligo di legge, ma è l’unica certezza per avere spazi abitativi sicuri e confortevoli. Ristrutturare il bagno può essere complicato, ma con la programmazione e qualche consiglio tutto diventa affrontabile.

Architetto Marcella Ottolenghi
A cura di Architetto Marcella Ottolenghi, Monica Mattiacci
Pubblicato il 07/06/2024 Aggiornato il 07/06/2024
bagno a norma

Gli aspetti da considerare per avere un bagno a norma sono molti, vista la particolarità dell’ambiente: un locale di servizio ma anche di relax, spesso di dimensioni contenute, che vede la presenza contemporanea di acqua ed elettricità. Quando si costruisce una nuova abitazione e quando se ne ristruttura una esistente (anche se si interviene su un solo locale, come il bagno), è obbligatorio attenersi alle norme igienico-edilizie e di sicurezza che regolano le caratteristiche degli alloggi abitativi e delle singole stanze, compreso il bagno. Queste norme sono il Decreto ministeriale Sanità del 5 luglio 1975 (pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 190 del 18 luglio 1975) che disciplina la materia a livello nazionale, ma soprattutto il Regolamento edilizio di cui ciascun Comune è dotato. Questo importante strumento viene redatto ed emanato da ogni singolo ente di governo locale, in forza della propria autonomia normativa e sulla base della legislazione nazionale e regionale. Con il Regolamento edilizio il Comune disciplina le caratteristiche degli edifici e delle loro pertinenze, le destinazioni d’uso degli stessi, le attività di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio comunale, sul suolo e nel sottosuolo, le procedure e le responsabilità amministrative di verifica e di controllo. In sostanza, è la legge a cui chi costruisce o ristruttura anche solo il bagno della propria abitazione deve fare riferimento per ogni singolo aspetto che riguarda la parte “architettonica” del locale.

superfici Dekton® e Silestone® - ideali per piani d’appoggio, pavimentazione, rivestimenti di pareti e mobili marchio C•Bath

All’interno della collezione C-Bath, una visione sulla dimensione bagno secondo Cosentino, Daniel Germani firma il progetto The Bathelier – Travertino, un bagno dall’alto valore estetico concepito come uno spazio di autocontemplazione tutto realizzato con lastre Dekton Pietra Kode Travertino – nei colori Sabbia e Marmorio dalle elevate performance tecniche.

Le misure per un bagno in casa

La legge nazionale (Decreto ministeriale Sanità del 5 luglio 1975) non indica una superficie minima o massima per il bagno, ma si limita a elencare i componenti indispensabili: vaso, bidet, vasca da bagno o doccia, lavabo. Per sapere quanto deve misurare un bagno bisogna controllare che cosa dice in merito il Regolamento edilizio del proprio Comune. In alcuni casi non viene specificata una superficie minima, ma la lunghezza minima della parete più corta. Per fare un esempio, si prenda in considerazione il Regolamento edilizio del Comune di Milano in vigore dal 2014 che prescrive per ogni abitazione un locale bagno (o più di uno) di dimensione adatta ad ospitare complessivamente la dotazione minima di apparecchi sanitari (lavabo, doccia o vasca, water, bidet), con lato minimo non inferiore a 1,20 m. Altrove in Italia, invece, sono specificate le metrature necessarie per il bagno. Ci sono poi località in cui non è previsto l’obbligo di una superficie minima per il bagno, come appunto a Milano, ma questo può essere dimensionato a piacere. E ci sono anche territori urbani dove è importante solo la presenza degli accessori indispensabili. Per tutti questi motivi, quando si costruisce o si ristruttura il bagno ci si deve informare presso l’ufficio tecnico del Comune (lo può fare un progettista se il tipo di pratica ne richiede la presenza) per sapere che cosa dice la legge a livello locale.

L’eccezione: In generale non si è tenuti ad adeguare alle prescrizioni della normativa un bagno non in regola se l’intervento di ristrutturazione è limitato al solo rinnovamento del suo interno e non ne altera forma e dimensioni.

Bagno a norma: le deroghe

In molte località sono previste eccezioni sia per il bagno principale sia per il secondo bagno. Per esempio è ammesso l’apparecchio wc-bidet in sostituzione della coppia di sanitaria.

Caratteristiche

È possibile che le normative locali prescrivano caratteristiche e finiture che il bagno deve avere. Ne è un esempio il Regolamento edilizio di Milano che indica: “pavimenti e pareti devono essere rivestiti sino ad un’altezza di 180 cm in materiale impermeabile, liscio, lavabile e resistente solamente in corrispondenza degli apparecchi sanitari; il soffitto deve essere rifinito con materiale traspirante.”

In bagno ci vuole la finestra?

La legge nazionale (Decreto ministeriale Sanità del 5 luglio 1975) richiede che in tutti i locali di un’abitazione ci sia illuminazione naturale diretta, tranne che nei bagni e in altri locali. Ma per il bagno specifica che deve esserci un’apertura finestrata per il ricambio dell’aria oppure un impianto di aspirazione meccanica. La normativa locale dà in genere indicazioni più restrittive, specificando nel dettaglio tutti i requisiti in tema di aeroilluminazione naturale. Ricorrendo sempre al Regolamento edilizio di Milano, risulta possibile avere bagni ciechi con ventilazione attivata quando l’abitazione è dotata di sistema VMC (ventilazione meccanica controllata) o ha superficie inferiore a 70 mq. In tutti gli altri casi i locali bagno con aerazione naturale devono essere forniti di finestra apribile all’esterno o verso cavedio, di misura non inferiore a 0,50 mq, per il ricambio dell’aria e comunque pari ad almeno 1/10 della superficie del locale nel caso in cui lo stesso sia superiore a 5 mq. Se il bagno principale della casa ha la finestra, gli altri possono esserne privi.

Per aerazione attivata si intende la ventilazione di ambienti che non godono di aerazione naturale e nei quali il ricambio d’aria è assicurato dall’immissione di una determinata portata d’aria esterna e, conseguentemente, l’estrazione di una equivalente portata d’aria viziata viziata mediante un apposito apparecchio.

 

Questo significa che si può trasformare un ripostiglio oppure utilizzare un altro vano privo di finestra per ricavare un bagno, purché si seguano le indicazioni del Regolamento edilizio in merito all’aerazione attivata.

 

planimetria bagno di 3,5 mq senza finestra

Il progetto è relativo a un bagno privo di finestra, consentito perché nell’abitazione ve ne è un altro dotato invece di aeroilluminazione naturale. In questo caso la superficie di 3,5 mq consente di avere entrambi i sanitari, ma trattandosi di secondo bagno sarebbe stato anche possibile rinunciare al bidet.

Bagno, l’altezza del soffitto

In base alla legge nazionale (Decreto ministeriale Sanità del 5 luglio 1975) l’altezza minima interna dei bagni può essere ridotta a 240 cm (invece dei 270 cm richiesti come limite minimo per tutte le altre stanze), in quanto si tratta di locali “accessori”. Questo significa che se l’abitazione ha soffitti molto alti, in bagno è possibile inserire ribassamenti per ricavare vani tecnici o rispostigli sospesi in quota.

bagno con pavimenti e pareti collezione Urban Crush di Silestone®

Bagno con pavimento, pareti e top di appoggio del lavabo rivestiti con la nuova collezione Urban Crush di Silestone®, costituita da una miscela di minerali premium e materiali riciclati ad alte prestazioni tecniche per applicazioni indoor, prodotta con la tecnologia brevettata HybriQ+, che utilizza nell’intero processo di produzione il 99% di acqua riciclata e il 100% di energia elettrica rinnovabile, oltre a un minimo del 20% di materiali riciclati nella sua composizione e una percentuale inferiore al 40% di silice cristallina. All’apparenza neutra ma con dettagli evidenti e riconoscibili che richiamano la pietra calcarea e l’arenaria, è composta da quattro colori – Lime Delight, Concrete Pulse, Brass Relish e Cinder Craze – ispirati ai colori e alle texture della città. http://www.cosentino.com/it-it/

Antibagno: quali regole per il disimpegno?

In molti Comuni viene posta attenzione a una netta e precisa divisione delle funzioni in casa e, in particolare, a una separazione tra bagno e cucina. Il Regolamento edilizio di Milano, per esempio, impone che il bagno, o comunque l’ambiente contenente il vaso igienico, sia disimpegnato dalla cucina mediante un apposito vano delimitato da serramenti, che può essere l’antibagno, il corridoio o un atrio: “l’ambiente contenente il vaso igienico deve essere delimitato da pareti a tutt’altezza e serramenti; lo stesso dovrà essere disimpegnato dal locale cucina o da quello contenente l’angolo cottura mediante disimpegno dotato di serramenti (antibagno, corridoio/ingresso o altro locale principale-accessorio-servizio avente le medesime caratteristiche)”. Nell’antibagno si può mettere il lavabo.

 

planimetria antibagno di circa 2 mq con zona lavanderia e porte a scomparsa

Il progetto illustra come sfruttare l’antibagno di circa 2 mq: in questo caso è stata allestita una zona lavanderia, poiché la normativa ammette l’inserimento del lavabo in questo spazio di disimpegno. Per agevolare i percorsi e ottimizzare i due ambienti, bagno e antibagno, sono state previste porte scorrevoli a scomparsa.

L’impianto elettrico in bagno

È la variante V3 alla norma Cei 64/8 ”impianti elettrici utilizzatori a tensione nominale non superiore a 1000 V in corrente alternata e a 1500 V in corrente continua” (pubblicata il 31 gennaio 2011 ed entrata in vigore il 1° settembre 2011) che stabilisce le prestazioni minime riguardo all’impianto elettrico domestico e prescrive l’installazione di un numero minimo di punti presa per l’energia separati e di punti luce in funzione del tipo del locale, della dimensione e del livello prestazionale dell’impianto. Lo standard minimo (classificato al livello 1 della nuova ripartizione introdotta dalla variante), per il bagno richiede almeno 2 punti presa: solitamente una in corrispondenza dello specchio e una per la lavatrice, considerando di installare anche una presa schuko per tale apparecchio. E due punti luce. Inoltre la variante V3 alla norma Cei 64/8 prescrive che il comando dei punti luce di ogni locale (compreso il bagno) deve essere posto almeno nei pressi dell’ingresso del locale stesso, non importa se interno o esterno; ovviamente vi possono essere anche punti di comando posizionati in altri posti, purché aggiuntivi a quello menzionato.

Sicurezza in bagno: acqua e luce insieme

I locali contenenti bagni o docce devono essere classificati, con riferimento alla sicurezza contro i contatti elettrici (diretti e indiretti), come luoghi a rischio aumentato. Nei locali contenenti bagni o docce è opportuno prevedere l’adozione di precauzioni particolari, con lo scopo di evitare condizioni pericolose per le persone. L’impianto elettrico in bagno deve essere eseguito con maggiori prescrizioni tecniche rispetto agli altri ambienti. La norma Cei 64-8, che per la parte “sicurezza” non ha subito modifiche sostanziali con la variante V3, tratta le prescrizioni particolari per realizzare l’impianto elettrico in bagno (o comunque nel locale contenente bagno o doccia). La progettazione e l’installazione degli impianti elettrici nei locali contenenti bagni e docce devono rispondere, oltre che alle prescrizioni generali di sicurezza della norma Cei 64-8, anche a particolari requisiti di sicurezza che riducono il rischio relativo ai contatti diretti o indiretti tipico dell’ambiente bagno. In sostanza quanto più ci si avvicina alla vasca da bagno o alla doccia tanto più le condizioni di pericolo sono gravi. In funzione della pericolosità, nei locali bagno e doccia la norma Cei 64-8 (alla sez. 701) individua quattro zone, caratterizzate da un pericolo decrescente a mano a mano che ci si allontana dal bordo della vasca da bagno e/o della doccia:

  • zona 0 – è individuata dal volume interno alla vasca da bagno o al piatto doccia. Per le docce senza piatto, l’altezza della zona 0 è di 10 cm e la sua superficie ha la stessa estensione orizzontale della zona 1. Data la presenza di acqua in condizioni normale di utilizzo, questa zona deve essere considerata ovviamente la più pericolosa.
  • zona 1 – è individuata dal volume sovrastante la vasca da bagno o il piatto doccia fino a un’altezza di 225 cm. Nel caso in cui il fondo della vasca o della doccia sia a più di 15 cm sopra il pavimento, la quota di 225 cm verrà misurata a partire dal fondo e non dal pavimento. Per le docce senza piatto la zona 1 si estende in verticale per 120 cm dal punto centrale del soffione posto a parete o a soffitto. La zona 1 non include la zona 0, e lo spazio sotto la vasca da bagno o la doccia è considerato zona 1.
  •  zona 2 – comprende il volume immediatamente circostante la vasca da bagno o il piatto doccia, estesa fino a 60 cm in orizzontale e fino a 225 cm in verticale, con la distanza verticale misurata dal pavimento. Per le docce senza piatto non esiste una zona 2, ma una zona 1 aumentata a 120 cm come indicato al punto precedente.
  •  zona 3 – si ottiene dal volume esterno alla zona 2, o della zona 1 in caso di mancanza del piatto doccia, fino alla distanza orizzontale di 240 cm. Tutti i componenti dell’impianto elettrico installati in ciascuna zona devono possedere precisi requisiti in termini di grado di protezione (idoneità alle condizioni ambientali) e di protezione dai contatti indiretti, entrambi indicati indicati dai gradi di protezione IP.
    Queste quattro zone non si estendono all’esterno del locale attraverso le aperture: questo vuol dire che l’interruttore posto fuori dalla porta del bagno è ammissibile, anche se dista a meno di 60 cm dal bordo della vasca e/o del piatto doccia.

 

norma Cei 64-8 schema  4 zone di sicurezza impianto elettrico in bagno, distanze di sicurezza

Zona 0: colore bianco – zona 1: colore arancione – zona 2: colore giallo – zona 3: colore azzurro. La zona 0 è il volume interno alla vasca o al piatto doccia. La zona 1 non include la zona 0.

 

 

 

 

 

 

 

 

Domande e risposte: come deve essere un bagno a norma?

Un bagno a norma deve essere corrispondente alle indicazioni fornite dal Regolamento edilizio comunale (quando non è stilato si fa riferimento alla legge nazionale che è il Decreto ministeriale Sanità del 5 luglio 1975). In genere non vengono fornite indicazioni per quanto riguarda la superficie minima del locale, ma piuttosto per quanto riguarda la larghezza minima e la dotazione minima. 

Quanto deve essere alto un bagno per essere a norma?

Per essere a norma, un bagno deve essere alto quanto stabilito dal Regolamento edilizio locale o dal Decreto ministeriale Sanità del 5 luglio 1975. Solitamente per i bagni, essendo locali accessori, è ammessa un’altezza inferiore a quella stabilita per gli ambienti principali, ma superiore a quella dei locali di servizi (che sono i corridoi, gli spazi di passaggio, i disimpegni, i ripostigli). Così il bagno può essere alto 240 cm, mentre gli ambienti principali almeno 270 cm e gli ambienti di passaggio 210 cm.

Quanto può essere piccolo un bagno?

Un bagno può essere piccolo quanto si desidera, purché ci stia la dotazione minima di apparecchi previsti dalle norme locali o dal Decreto ministeriale Sanità del 5 luglio 1975, ovvero lavabo, doccia o vasca, water e bidet, questi ultimi realizzati anche in unico apparecchio.

La scelta di ristrutturare il bagno, anche quando il lavoro risulti improrogabile, può diventare fonte di preoccupazione e di ansia, dal punto di vista economico ma soprattutto stilistico e funzionale. Basta però una corretta programmazione delle opere e degli step da seguire, unitamente a qualche consiglio, e tutto risulta più facile. Anche rispettare il budget previsto. Ecco allora qualche spunto per affrontare in serenità il progetto e il conseguente cantiere.

Valutare lo spazio disponibile del bagno

Prendere atto dello spazio disponibile è il primo passo da fare, per ristrutturare il bagno: tutto dipende ovviamente dalla superficie del locale, ma una analisi iniziale permette di rendersi conto di ciò che serve, che si vuole aggiungere alla disposizione attuale oppure che è superfluo. In tutti i casi dimensionali, ovvero con una stanza sia piccola sia grande.

Se infatti il bagno ha una dimensione ampia bisogna fare attenzione che sanitari e complementi siano ben organizzati e dislocati, magari con lavabi e vasche freestanding che esaltino la volumetria dell’ambiente.

In poco spazio invece è necessario compattare le funzioni, senza tuttavia perdere in praticità. Utili in questo secondo caso le soluzioni salvaspazio: piatti doccia ridotti, sanitari piccoli o multifunzione… Oggi l’offerta del mercato è ampia e permette di creare un bagno confortevole e gradevole anche se ridotto. 

Collezione The Gap di Roca

Collezione The Gap di Roca

Scegliere lo stile del bagno

Poiché ristrutturare il bagno è un’opera che si sceglie di fare poche volte, se non occasionalmente – in caso di rottura delle tubazioni, di cambio casa, di adeguamento ad esigenze familiari diverse… – è importante individuare uno stile personale che possa piacerci nel tempo. I social sono oggi grandi fonti di ispirazione per le case, ma attenzione alle mode, poiché optare per finiture troppo di tendenza rischia di portarci ad avere in poco tempo un bagno che sembri già datato.

Meglio ricordare ambienti che ci hanno colpito – come i servizi di un hotel, di una spa o di un ristorante – reinterpretandoli secondo il proprio gusto. Atmosfere nordiche e rilassanti con ceramiche arrotondate o dal design minimale e materiali naturali, look più contemporaneo con i sanitari colorati, le piastrelle grafiche, i piatti doccia moderni, comfort alberghiero con i lavabi di ampie dimensioni, magari con piani integrati, e le vasche freestanding (se lo spazio lo permette).

collezione Tura di Roca

Collezione Tura di Roca

Studiare la disposizione

Se il layout attuale del bagno funziona ancora bene, meglio non cambiarlo: si risparmia così nelle opere di adeguamento dell’impianto idrico, evitando di spostare allacci e scarichi. Se però si ha intenzione di cambiare la disposizione, si possono provare nuove posizioni e ingombri segnandoli a terra con lo scotch o del cartone o disegnandoli in scala su un foglio a quadretti (ancor meglio millimetrato). Per avere più precisione nel risultato, dopo queste prove empiriche meglio comunque rivolgersi a dei professionisti del settore, come gli specialisti dei rivenditori di apparecchi per il bagno o i progettisti, che conoscono distanze da mantenere e misure ergonomiche.

Ristrutturare il bagno con l’innovazione

Il rifacimento di un bagno può essere l’occasione anche per introdurre in questo ambiente un po’ di tecnologia, a maggior ragione se il resto della casa è già governato dalla domotica.

Le soluzioni sono ormai tante; dalle docce intelligenti, che consentono di regolare temperatura e getto con un semplice tocco o aggiungono la cromoterapia, ai wc smart, con funzionalità avanzate come ad esempio i sensori di presenza o di scarico e l’illuminazione notturna. Unica attenzione, in questo caso, è ricordarsi che tutti gli apparecchi di questo tipo necessitano di cablaggi elettrici.

  • Smart shower di Roca
  • In Wash® Insignia di Roca

A ognuno il suo spazio

Il bagno è un ambiente il più delle volte condiviso, anche quando non è l’unico di casa. Una ristrutturazione deve quindi considerare lo spazio utile per l’organizzazione e il contenimento di tutti gli effetti personali dei vari componenti famigliari (oggetti da nascondere alla vista in caso si tratti di un locale condiviso con gli ospiti).

Prima di affrontare i lavori meglio allora considerare l’aggiunta di mobili o di vani appositi – come ad esempio le nicchie, se la muratura lo permette – che rispondano alle esigenze di tutti.    

  • Collezione The Gap di Roca
  • Collezione Ona di Roca
  • Collezione Tenet di Roca

Prevedere ogni dettaglio

Per non aumentare le preoccupazioni o trovarsi a metà dell’opera senza il necessario, è importante prevedere sin dal progetto iniziale ogni più piccolo dettaglio: pomelli e maniglie, finiture box doccia, illuminazione, finiture… Solo così si riescono a tenere sotto controllo tempistiche e spesa, facilitando anche il lavoro dell’impresa realizzatrice o di un eventuale direttore dei lavori.

Quanto costa ristrutturare un bagno?

Il costo di una ristrutturazione di un bagno si aggira sempre su alcune migliaia di euro ma la cifra può variare sensibilmente a seconda di alcune variabili. In primis la qualità di sanitari, rivestimenti e mobili, poi la presenza o meno di un professionista (architetto, ingegnere, geometra) con una impresa che supervisioni e realizzi il progetto in tutte le fasi, fino al suo completamento.

Per risparmiare si possono scegliere tutti i prodotti necessari e ordinarli – anche online – in autonomia, affidandosi poi semplicemente a un piastrellista e a un idraulico con muratore per la posa. In questo caso i rivenditori possono essere un valido aiuto (gratuito) nella selezione delle opzioni migliori per ciascuna esigenza.

Cosa rientra nel bonus bagno 2024?

Non tutti i lavori di ammodernamento di un bagno rientrano negli sgravi fiscali confermati per quest’anno dall’Agenzia delle Entrate. L’agevolazione – pari al 50% – può essere conquistata solo se si mettono a norma o si rifanno gli impianti secondo una manutenzione straordinaria oppure se si rimuovono barriere architettoniche, realizzando locali per i portatori di handicap. Pertanto, non basta sostituire sanitari e rivestimenti.

 
Scopri tanti altri dettagli nel nostro articolo:

Cosa scegliere per il bagno

Come valuti questo articolo?
12345
Valutazione: 4.5 / 5, basato su 2 voti.
Avvicina il cursore alla stella corrispondente al punteggio che vuoi attribuire; quando le vedrai tutte evidenziate, clicca!
A Cose di Casa interessa la tua opinione!
Scrivi una mail a info@cosedicasa.com per dirci quali argomenti ti interessano di più o compila il form!