Proteggere le acidofile dal caldo

Durante l’estate quando le temperature si alzano e l’irraggiamento solare diventa più aggressivo, le piante acidofile hanno necessità di maggiori attenzioni.

Le piante acidofile, tra cui ortensie, rododendri, azalee, kalmie e camelie, sono molto sensibili al surriscaldamento del terreno. Queste piante avrebbero dovuto essere messe a dimora in zone semi ombreggiate, ma l’attenzione nel proteggere le acidofile dal caldo in questo periodo aiuta una migliore ripresa vegetativa in autunno e una fioritura più abbondante e vigorosa.

Suggerimenti estivi per proteggere le acidofile dal caldo:

– adesso le piante non devono assolutamente essere potate; questo provocherebbe gravi danni nel caso in cui le parti interne della pianta fossero esposte direttamente ai raggi solari;
– sono d’aiuto leggere e costanti sarchiature per smuovere la parte più superficiale del terreno e impedire alle malerbe di propagarsi sottraendo acqua e preziosi nutrienti;
– se la posizione dei vasi è troppo esposta e le piante non avessero sufficiente ombra, è necessario ripararle con semplici reti, tipo antigrandine, graticci o tende e gazebo provvisori.

Tre attenzioni particolari

In più tre operazioni sono importantissime per proteggere le acidofile dal caldo:

1- la pacciamatura, che aiuta a risolvere il problema del surriscaldamento del terreno. Le radici sono l’organo più delicato di queste piante che, una volta “lessate” dal sole, non hanno più capacità di reazione. Il materiale da preferire per la pacciamatura delle acidofile è la corteccia di pino: mantiene il terriccio sempre umido e nella fase di decomposizione fornisce al substrato sostanza organica preziosa. Va disposto un cuscinetto di materiale che raggiunga almeno i 15 cm su tutta la zona di proiezione della chioma.

2- Le acidofile, come molte altre piante in estate, entrano in una pausa vegetativa che ne rallenta la crescita. Bisogna quindi fare attenzione a non utilizzare fertilizzanti ricchi di azoto che promuovano lo sviluppo di nuovi tessuti. È appropriato invece somministrare, per il periodo, prodotti a base di fosforo e potassio che incoraggino lo sviluppo di tessuti legnosi e di gemme da fiore, e aiutino le piante ad aumentare l’accumulo di sostanze di riserva che migliorino la resistenza al freddo e una brillante ripresa vegetativa alla fine del caldo torrido.

3- Durante i periodi siccitosi l’attenzione maggiore va posta all’irrigazione: le piante, sia giovani che adulte, vanno annaffiate con costanza, cercando di mantenere un buon livello di umidità del terreno senza lasciare che questo si asciughi completamente, ma neanche abbia ristagno. Le piante devono essere bagnate sempre al piede, e preferibilmente al mattino, ripetendo la somministrazione la sera, quando necessario.

Una buona irrigazione deve arrivare sia alla pacciamatura che al terreno sottostante. La pacciamatura va imbibita con un getto a spruzzo: serbe a emanare vapore durante le ore più calde, in modo da mantenere idratato l’apparato fogliare. Per annaffiare il terreno, la canna andrà invece piantata sotto la pacciamatura in modo da raggiungere direttamente l’apparato radicale.

Una buona irrigazione deve arrivare sia alla pacciamatura che al terreno sottostante. La pacciamatura va imbibita con un getto a spruzzo: serbe a emanare vapore durante le ore più calde, in modo da mantenere idratato l’apparato fogliare. Per annaffiare il terreno, la canna andrà invece piantata sotto la pacciamatura in modo da raggiungere direttamente l’apparato radicale.

Addolcire l’acqua di bagnatura   

Per proteggere le acidofile dal caldo, l’acqua di bagnatura per le acidofile deve avere un pH uguale a quello del terreno, o deve essere almeno neutro in modo da non indurre, nel tempo, un innalzamento del valore nel substrato. In quasi tutte le zone di pianura, l’acqua è caratterizzata da una durezza elevata, rilevabile anche semplicemente osservando i residui di calcare sui bicchieri, sulle stoviglie e sulle superfici in acciaio. Il calcare attivo è il più pericoloso nemico delle acidofile perché a causa del suo accumulo scaturisce la clorosi ferrica, un ingiallimento delle foglie che prelude, in tempi più o meno lunghi, alla loro perdita.

Due modalità
L’acqua può però essere acidulata in due modi: con l’aggiunta di elementi acidi che provochino la precipitazione del calcare, come sali, o mediante la filtrazione con un mezzo acido. Nel primo caso basta aggiungere nell’innaffiatoio un cucchiaio di aceto di vino ogni dieci litri d’acqua. Si lascia agire per dodici ore e si distribuisce l’acqua senza agitarla, scartando il fondo dell’annaffiatoio dove i sali di calcio sono precipitati.
Nel secondo caso, in un bacino si deve mettere torba bionda acida oppure corteccia, aghi e pigne di conifere. L’acqua va fatta riposare nel contenitore per 24 ore prima di essere distribuita. Il mezzo acidogeno si scarta dopo una ventina di utilizzi, e si può distribuire come materiale pacciamante ai piedi delle siepi.