Impermeabilizzare il pavimento del balcone o del terrazzo

Le infiltrazioni di acqua sono uno dei principali problemi di chi possiede un balcone, un terrazzo o patio piastrellato. Per evitare rischi occorrono controlli regolari e interventi immediati ai primi segni di crepe o rotture.

Balconi e terrazzi sono esposti agli agenti atmosferici tutto l’anno e sono soggetti a un naturale degrado. In particolare è molto comune la perdita dell’impermeabilizzazione della pavimentazione che può causare danni ingenti. Non appena si notano problemi come fessurazioni e crepe, è necessario intervenire con tempestività, analizzando prima di tutto la situazione di partenza per rimediare nel modo più corretto.  
Per aggiustare il danno basta, a volte, un intervento molto semplice, poco costoso o addirittura eseguito di persona senza l’aiuto di manodopera specializzata. La rapidità di azione ripaga evitando il peggioramento di una situazione destinata inevitabilmente ad aggravarsi e a procurare spiacevoli vicissitudini.

Da indagini statistiche risulta che oltre il 50% delle cause in edilizia riguarda problemi di infiltrazioni e più del 60% di queste cause è dovuto a problemi nello strato impermeabilizzante di copertura.

Valutazioni preliminari

Per riparare o far riparare il danno a una pavimentazione esterna, occorre soppesare alcuni parametri importanti:
– la resistenza ai carichi (statici, dinamici e agli urti);
– la resistenza al gelo.
La resistenza ai carichi e agli urti è una caratteristica intrinseca sia del materiale di rivestimento sia della struttura portante. I costruttori dei rivestimenti sono tenuti a dichiararne l’uso (interno o esterno, privato o pubblico) e assicurano attraverso le certificazioni UNI EN o ISO la rispondenza delle caratteristiche dichiarate con i materiali rivenduti. È bene sapere che le piastrelle hanno caratteristiche tecniche ben precise la cui misurazione, codificata da norme nazionali ed internazionali, contribuisce alla definizione delle varie categorie di piastrelle secondo la loro destinazione d’uso.
Per quanto riguarda la struttura portante, la cui stabilità è di competenza al costruttore per la responsabilità civile e penale, è utile sapere che in un balcone praticabile a uso privato il carico deve essere pari a 200 kg al mq, mentre in quello a uso pubblico il carico è pari a 400 kg al mq. I parametri di sicurezza per la capacità di carico riguardanti il verde pensile sono gli stessi in caso di verde di tipo estensivo (il rivestimento vegetale è di tipo superficiale pari a 15-20 cm di profondità), mentre aumentano i carichi nel caso di realizzazioni di tipo intensivo, che prevedono l’impiego di arbusti e alberi.  
Anche la resistenza al gelo va garantita dal produttore; tale caratteristica deve essere associata inoltre ad altre peculiarità: resistenza allo scivolamento (definita antisdrucciolo, indispensabile per la sicurezza), alle muffe e alle macchie.

Danni alle fughe

Una delle zone che più di frequente si usura è la “fuga”, cioè l’interstizio tra le piastrelle che viene riempito con un materiale collante e plastico denominato stucco, capace di compensare la naturale deformazione dei materiali ceramici causata dalle escursioni termiche.
Ma la continua dilatazione e contrazione delle mattonelle può accelerare la degradazione anche del sottofondo, determinando la formazione di crepe nella colla che unisce le mattonelle al sottofondo; le crepe, sotto l’azione del gelo, aumentano di dimensione portando al distacco delle piastrelle dal sottofondo. Ecco, è questo il momento critico perché l’esposizione diretta del sottofondo, chiamato massetto, agli agenti atmosferici ne provoca una rapida alterazione poiché è costituito da cemento e ne causa la perdita del potere impermeabilizzante.

Riparazione fai-da-te

Nel caso di danni esigui a carico di poche fughe o di poche piastrelle, un bravo bricoleur saprà ripristinare la funzione di protezione esercitata dal pavimento. Infatti sono necessari pochi passaggi, ma eseguiti con attenzione, per risolvere il problema.

1- Innanzitutto si agisce sulle fughe alterate, ripulendole bene dallo stucco e staccando dal sottofondo le piastrelle che appaiono mobili. Su queste ultime, lo sporco più tenace residuo sui bordi si toglie con la spatola, mentre l’eliminazione della colla sulla superficie di adesione va eseguita con prodotti specifici.

1- Innanzitutto si agisce sulle fughe alterate, ripulendole bene dallo stucco e staccando dal sottofondo le piastrelle che appaiono mobili. Su queste ultime, lo sporco più tenace residuo sui bordi si toglie con la spatola, mentre l’eliminazione della colla sulla superficie di adesione va eseguita con prodotti specifici.

2- Occorre poi eseguire un’efficace pulizia dell’intera superficie del balcone, ottenuta utilizzando una soluzione 1:4 di acido cloridrico e acqua, lasciata agire per 3-4 ore e poi rimossa e risciacquata con uno strofinaccio. Durante l’utilizzo della soluzione e della sua rimozione è indispensabile l’uso di comuni guanti di gomma ed è consigliabile l’adozione di una mascherina. La detersione del secchio e dello strofinaccio utilizzati va fatta in lavelli ceramici privi di parti metalliche, poiché l’acido cloridrico è in grado di corroderle. Ricordiamo che l’acido cloridrico è comunemente in commercio con il nome di acido muriatico e consiste in una soluzione al 10% di acido cloridrico e acqua. Una volta ripulita l’intera area, si interviene sulla pulizia della porzione da ripristinare, eliminando dal massetto di cemento granelli di sabbia, sporco, vernice, grasso o qualsiasi altra cosa che possa impedire un buon incollaggio.

2- Occorre poi eseguire un’efficace pulizia dell’intera superficie del balcone, ottenuta utilizzando una soluzione 1:4 di acido cloridrico e acqua, lasciata agire per 3-4 ore e poi rimossa e risciacquata con uno strofinaccio. Durante l’utilizzo della soluzione e della sua rimozione è indispensabile l’uso di comuni guanti di gomma ed è consigliabile l’adozione di una mascherina. La detersione del secchio e dello strofinaccio utilizzati va fatta in lavelli ceramici privi di parti metalliche, poiché l’acido cloridrico è in grado di corroderle. Ricordiamo che l’acido cloridrico è comunemente in commercio con il nome di acido muriatico e consiste in una soluzione al 10% di acido cloridrico e acqua.
Una volta ripulita l’intera area, si interviene sulla pulizia della porzione da ripristinare, eliminando dal massetto di cemento granelli di sabbia, sporco, vernice, grasso o qualsiasi altra cosa che possa impedire un buon incollaggio.

3- Sul massetto si spalma l’adesivo per esterni con l’apposita spatola dentata e si fa aderire la piastrella facendo attenzione alla larghezza delle fughe, che deve essere uguale a quella delle mattonelle esistenti, e all’altezza della piastrella, che deve essere pari a quelle adiacenti per evitare la formazione di gradini.

3- Sul massetto si spalma l’adesivo per esterni con l’apposita spatola dentata e si fa aderire la piastrella facendo attenzione alla larghezza delle fughe, che deve essere uguale a quella delle mattonelle esistenti, e all’altezza della piastrella, che deve essere pari a quelle adiacenti per evitare la formazione di gradini.

4- Si attende il tempo necessario, indicato dal produttore dell’adesivo, e si procede alla stesura dello stucco, applicato in dose generosa con il cosiddetto frattazzo, un attrezzo piatto e rettangolare provvisto di impugnatura e di una superficie rivestita in gomma. L’applicazione va eseguita tenendo il frattazzo inclinato di circa 30 gradi, riempiendo le fughe con molta cura, poi si toglie l’eccesso di stucco utilizzando il frattazzo in diagonale e con una inclinazione maggiore. Quando lo stucco cambia di colore, dopo 20-60 minuti ma anche di più a seconda del prodotto impiegato, si toglie il residuo sulle piastrelle con una spugna umida. Il pavimento ritornerà calpestabile dopo 24-48 ore a seconda della temperatura e dell’umidità esterne. La quantità di stucco da acquistare è dipendente dalla grandezza delle piastrelle e delle fughe. In generale, si calcola l’impiego di 500 g di prodotto al mq per piastrelle grandi 30 x 30 cm e di 300 gr di prodotto al mq per piastrelle di dimensioni pari a 60 x 60 cm.

4- Si attende il tempo necessario, indicato dal produttore dell’adesivo, e si procede alla stesura dello stucco, applicato in dose generosa con il cosiddetto frattazzo, un attrezzo piatto e rettangolare provvisto di impugnatura e di una superficie rivestita in gomma. L’applicazione va eseguita tenendo il frattazzo inclinato di circa 30 gradi, riempiendo le fughe con molta cura, poi si toglie l’eccesso di stucco utilizzando il frattazzo in diagonale e con una inclinazione maggiore. Quando lo stucco cambia di colore, dopo 20-60 minuti ma anche di più a seconda del prodotto impiegato, si toglie il residuo sulle piastrelle con una spugna umida. Il pavimento ritornerà calpestabile dopo 24-48 ore a seconda della temperatura e dell’umidità esterne.
La quantità di stucco da acquistare è dipendente dalla grandezza delle piastrelle e delle fughe. In generale, si calcola l’impiego di 500 g di prodotto al mq per piastrelle grandi 30 x 30 cm e di 300 gr di prodotto al mq per piastrelle di dimensioni pari a 60 x 60 cm.

Impermeabilizzazione superficiale

Se il pavimento del balcone o della terrazza è integro ma è stato posato già da molti anni, è utile adottare delle precauzioni allo scopo di preservarne l’interezza. Presso i rivenditori e la grande distribuzione specializzati nel bricolage, si possono acquistare dei prodotti da applicare con facilità sulle piastrelle delle pavimentazioni esterne. Tali prodotti formano un rivestimento impermeabile, lucente e trasparente, in grado di bloccare le infiltrazioni di acqua anche in corrispondenza delle fughe o di crepe superficiali. Sono facilmente applicabili mediante rullo o pennello, resistono alla degradazione esercitata dagli agenti atmosferici e non alterano l’aspetto del pavimento, permettendo le ordinarie operazioni di pulizia.

I casi più semplici

Se le problematiche a carico dei balconi o delle terrazze sono diffuse su una superficie ampia, è indispensabile rivolgersi a una ditta specializzata che esamini la profondità delle fessurazioni e valuti se il danno è a carico anche del massetto o della soletta. Nei casi migliori, quando il danno è superficiale, sono possibili alcune soluzioni abbastanza semplici, praticabili però solo da aziende specializzate.
Ad esempio, è possibile l’impiego di polimeri termoplastici, capaci di impermeabilizzare senza richiedere la rimozione delle piastrelle esistenti. Tali prodotti sono in forma di resina liquida, applicabili anche in una sola giornata di lavoro. Prevedono la pulizia e la preparazione del sottofondo, il controllo di eventuali piastrelle prossime al distacco, il riempimento delle fessure con stucchi specifici e l’applicazione di un fissativo con funzione di primer che consente la perfetta adesione del polimero.
Inoltre, quando le piastrelle esistenti non sono fessurate né mobili, è possibile l’impermeabilizzazione in sovrapposizione alla pavimentazione esistente con un nuovo strato di mattonelle. L’intero pacchetto da posare è formato da impermeabilizzante, adesivo e piastrella e ha uno spessore massimo di 15 mm, quindi è adattabile a tutti i balconi e le terrazze provvisti di soglia. Le imprese più accurate rimuoveranno anche uno strato di circa 10 cm di intonaco dai muri, che verrà sostituito da un raccordo pavimento-muro formato da malte plastiche impermeabilizzanti, specifico tessuto non tessuto e da speciali adesivi da applicare negli angoli al fine di garantire la continuità di impermeabilizzazione su tutta la superficie.

Lavori complessi

Negli edifici che non sono stati mantenuti nel tempo, le fessurazioni della copertura superficiale potrebbero aver permesso la penetrazione dell’acqua nello strato sottostante e, con l’azione del gelo, potrebbero essersi formate crepe che minacciano la solidità e la tenuta del manufatto o determinato infiltrazioni di acqua visibili nel soffitto sottostante. Se si ritiene che si sia verificato un ammaloramento al massetto o ancor peggio alla soletta portante, può essere necessario rifare tutta la porzione superiore della soletta.
Gli scenari che si prospettano in tal caso sono:
impermeabilizzazione previa rimozione della pavimentazione esistente;
demolizione della pavimentazione e del massetto con ripristino totale.
I lavori vanno affidati a una ditta specializzata che deve però garantire il risultato. È necessario che l’impresa valuti con attenzione le condizioni delle strutture esistenti, considerando le resistenze meccaniche, la presenza di avvallamenti e la pendenza esistente.
Un aspetto che viene trascurato dalle imprese meno qualificate è la pendenza che la nuova pavimentazione deve avere. Se non si cura la regimazione delle acque meteoriche, affinché queste vengano convogliate negli appositi sistemi di scarico, si corrono diversi rischi: il più banale consiste nell’inondazione del proprio terrazzo e la conseguente temporanea inagibilità poiché si deve attendere che siano il sole e il caldo a far evaporare l’acqua, ma un lavoro malfatto può comportare il mantenimento di neve sulla copertura per molti giorni con conseguente sovraccarico nel caso di  nevicate successive e addirittura, in caso di pendenza inversa, l’allagamento del proprio appartamento. È per tali motivi che i balconi e le terrazze devono avere una pendenza minima verso i punti di raccolta delle acque meteoriche i quali devono tassativamente rimanere delle stesse dimensioni prima e dopo gli interventi e non essere intasati dai materiali impermeabilizzanti. La gestione delle acque è talmente importante che esiste una norma europea, la UNI EN 12056, che  regola il sistema di raccolta delle acque meteoriche, indicandone il dimensionamento in funzione dei dati locali di intensità pluviometrica calcolati su un periodo di 10 anni. Le norme prevedono un deflusso minimo di 0,03 litri al secondo al mq.
La qualità dell’impermeabilizzazione consiste non solo nella scelta dei materiali ma anche in una posa accurata che rispetti quanto prescritto dai produttori dei materiali. Sono i particolari che fanno la differenza, poiché è indispensabile che il posatore garantisca la continuità della superficie impermeabile in corrispondenza di alcuni punti critici, quali gli attacchi delle inferriate e delle ringhiere, gli scarichi, le canalette, i raccordi tra gli elementi verticali e orizzontali e i giunti. Il mancato rispetto della continuità determina la formazione, nel giro di pochi anni, di una serie di infiltrazioni e la necessità di rifare il lavoro per intero.
Le aziende incaricate dell’esecuzione dei lavori devono indicare quali prodotti impiegano, affinché il committente possa correttamente informarsi attraverso le schede tecniche, tutte visibili on line e scaricabili da chiunque.