Gerani in vaso: tenerli o buttarli?

Chi decide di tenere i gerani durante la stagione fredda, per non acquistarli la prossima primavera, deve curarli e collocarli in un luogo luminoso ma protetto.

Per i gerani che ancora sono in buone condizioni, adesso si pone il classico dilemma: buttarli oppure ricoverarli in luogo protetto, in attesa di esporli nuovamente la primavera successiva? C’è chi decide di abbandonarli al loro destino, lasciandoli all’aperto fino a quando il freddo li porterà a definitivo deperimento e chi proverà a conservarli. In questo caso, sappiate che le piante rifioriranno bene a primavera solo se garantire loro qualche cura.  

Conservare solo i più sani

Tutti i gerani, anche quelli che durante l’estate sono stati ben curati e hanno prodotto fiori in abbondanza, affrontano l’autunno con una certa difficoltà a causa della riduzione delle riserve energetiche, dovuta all’inevitabile rallentamento del ritmo di crescita. Questa situazione di debolezza può rendere la pianta soggetta agli attacchi da parte dei parassiti. Per chi decide di tenerle, quindi, il suggerimento è di conservare solo le piante giunte in ottime condizioni al momento della fine fioritura. Occorre scartare quelle che sono state colpite da avversità parassitarie, anche se la malattia è stata ben curata, e soprattutto quelle attaccate dalla temibile “farfallina dei gerani” (Cacyreus marshalli), in grado di sopravvivere nei fusticini durante l’inverno e di riprendere gli attacchi nella primavera successiva.

Spostarli ai primi freddi

I gerani pelargoni devono essere ritirati in ambiente protetto prima che le temperature minime notturne scendano ai valori critici di 10-12°C (a metà-fine ottobre al Nord). Piante lasciate all’aperto con temperature più basse di queste possono non mostrare subito danni evidenti ma in seguito, anche a distanza di alcune settimane dal loro ricovero, accusare vari sintomi, quali: ingiallimento esteso delle foglie e successiva loro caduta; rammollimento dei fusticini; rottura delle parti aeree, in quanto le radici, essendo state rovinate dalle basse temperature prima del loro posizionamento in luogo protetto, non sono più in grado di sorreggere i fusti. Relativamente alla specie, i geranei a portamento eretto (Pelargonium zonale e Pelargonium macranthum) sono più facilmente conservabili rispetto a quelli ricadenti (Pelargonium peltatum) che hanno tessuti più teneri, quindi sono meno resistenti a sopportare le spesso inadatte condizioni ambientali dei luoghi di ricovero.

L’ambiente adatto

LUCE
I pelargoni sono piante originarie del Sud Africa e pertanto trovano la migliore collocazione in ambienti pienamente luminosi, anche durante il periodo di riposo.
La luce quindi non deve mai mancare nei luoghi di ricovero. Evitare pertanto di porre le piante in ambienti scuri (cantine, sottotetti, ripostigli) e preferire serre o verande ben luminose, anche se non riscaldate. Spesso è proprio la scarsa luminosità dell’ambiente a causare alterazioni vistose quali: allungamento abnorme (filatura) dei fusti, che ingialliscono e presentano un diametro inferiore alla norma; minore dimensione e decolorazione delle foglie, che in mancanza di luce non formano più clorofilla.

TEMPERATURA
Non dovrebbe mai scendere al di sotto dei 14-16 °C e nemmeno superare i 18-20°C:  valori superiori possono determinare, specialmente se associati a scarsa luce, una crescita abnorme delle piante, con la produzione di numerose foglie chiare e tenere.

UMIDITA
Deve essere molto bassa, in quanto un eccesso favorisce lo sviluppo di funghi, che possono attaccare e danneggiare il colletto e le foglie. L’ambiente deve pertanto essere dotato di aperture o finestre, in grado di permettere un arieggiamento naturale, perlomeno durante i periodi meno rigidi.

DISTANZA TRA LE PIANTE
Bisogna evitare che le piante siano troppo vicine tra loro, per impedire il reciproco ombreggiamento e l’eventuale contatto tra pianta malata e sana. È consigliabile inoltre porre i vasi su tavoli, mensole o bancali e comunque sollevati da terra, appoggiandoli ad esempio al di sopra di pezzi di legno o vasi vuoti capovolti per evitare che il pavimento raffreddi troppo i vasi e le radici.

Le operazioni preliminari

Subito prima del ritiro in ambiente protetto, le parti aeree dei gerani vanno sottoposte a potatura, per ridurne la lunghezza: di circa la metà per quanto riguarda quelli ricadenti, di circa un terzo per quelli a crescita verticale. Per il buon successo della conservazione, è opportuno che la massa verde sia contenuta e non troppo voluminosa. Vanno inoltre eliminati i rami troppo deboli, quelli rotti e rinsecchiti; si devono poi asportare i fiori appassiti e le foglie secche, specialmente quelle vicine alla superficie del substrato.

Le cure necessarie

In fase di riposo vegetativo i pelargoni non devono essere abbandonati ma sottoposti ad alcuni interventi, necessari per mantenerli nelle migliori condizioni.

Occorre irrigare poco e sempre
La sospensione completa dell’irrigazione per alcune settimane, a volte addirittura per 1-2 mesi è l’errore che più frequentemente si compie. Anche se a riposo, infatti, i pelargoni hanno bisogno di acqua per poter continuare a mantenere vitali i tessuti e integre le funzioni vitali (respirazione e fotosintesi). In condizioni di prolungata siccità, le piante bloccano la crescita e, a poco a poco, rinsecchiscono completamente.
Le piante si devono bagnare con moderazione, ma regolarmente: indicativamente una volta ogni circa 10 giorni, in base alla temperatura dell’ambiente di ricovero, con lo scopo di inumidire la superficie del terriccio ed evitare che questo inaridisca. Non vanno mai bagnate le foglie, che potrebbero marcire o favorire lo sviluppo di pericolosi funghi, in grado di far deperire velocemente le piante. Si deve inoltre evitare di lasciare acqua nel sottovaso. Utilizzare acqua a temperatura ambiente perché quella fredda può danneggiare le radici che nei pelargoni non sono molto robuste.

Concime: sì o no?
Generalmente non serve, soprattutto se è stata eseguita poco prima del ricovero, al termine della fioritura estiva. Tuttavia, se le condizioni ambientali interne sono favorevoli e le piante conservate si mantengono vigorose, può risultare necessario, circa un mese e mezzo prima del ritorno all’aperto primaverile, iniziare a fornire una moderata dose di fertilizzante specifico per gerani, a metà dose rispetto a quello della stagione primaverile-estiva. Le concimazioni vanno intensificate, in termini di dosaggio e di frequenza, all’approssimarsi del ritorno all’aperto.

Pulizia costante
Durante il periodo di conservazione vanno regolarmente asportate le foglie ingiallite ed i rametti disseccati. Senza esitazione vanno poi eliminate le piante deperite e non più recuperabili. Eventuali malattie possono essere causate da parassiti già presenti sulla pianta al momento del ricovero, oppure se gli ambienti non sono idonei o a seguito di errati interventi colturali (carenza di luce, eccesso di bagnatura, ristagno di umidità, scarsa ventilazione). In ogni caso è molto importante osservare spesso le piante e intervenire al più presto se vedete segni di ammuffimenti o altre malattie, anche per evitare un rapido contagio.